domenica 18 settembre 2005

Gran Fondo Avesani 2005

Prologo: come suggerisce il manuale del bravo atleta il pasto della vigilia dovrebbe consistere in un bel piatto di pasta, magari in bianco, ed infatti mi ritrovo a cena di amici con mezzo manzo ad arrostire alla brace: non esagero dicendo che avrò cenato con 1kg di carne !
Alla partenza siamo in quattro gatti sotto una discreta pioggia; mezz'oretta di pianura e si comincia a scalare il lunghissimo monte Baldo di cui la prima metà è piuttosto agevole, la seconda decisamente più ripida: come se non bastasse la pioggia diventa torrenziale ed accompagnata da raffiche di vento gelido che più di una volta mi fanno sbandare paurosamente, la strada si riempie di foglie e rami spezzati. Giunto in cima bevo un meritato the caldo, mi tolgo i guanti, li strizzo e li indosso nuovamente coprendoli poi con quelli di plastica che si usano al supermercato nel reparto frutta e verdura. I primi km di discesa sono terribili: i freni non funzionano, i denti sembrano una mitragliatrice, tremo come una foglia faticando a tenere dritto il manubrio. Fortunatamente poco dopo smette di piovere e la temperatura sale da 5 a 15 gradi, la strada spiana in vista della successiva salita. E' momento ideale per mangiare e fare stretching alla schiena ed alle braccia, e riacquisto così la piena funzionalità del corpo !
La seconda parte del percorso è altrettanto lunga e perfino più nervosa, con continui cambi di pendenza, ed oltretutto sono rimasto solo, ma non sono per nulla preoccupato visto che le gambe girano che è una meraviglia; al termine della salita raggiungo una decina di persone con cui percorro gli ultimi 60km, quasi tutti in discesa. Ritornati a Verona si sale alle Torricelle (ricordate i mondiali dello scorso anno ?): neanche fossimo davvero ai mondiali cominciano gli scatti in salita e decido di stare al gioco, scollinando per primo con un solo inseguitore ravvicinato.
La breve discesa ed il percorso cittadino sui sanpietrini, l'arrivo davanti all'Arena e la seguente doccia bollente sono un vero toccasana, per il fisico e per la mente !
classifica: 97° assoluto (8 ore e 19, 185 km, 3770 metri di dislivello totale).

mercoledì 31 agosto 2005

Creta, Altopiano Lassithi

Seconda avventura in terra straniera, questa volta a ripercorrere una bella salita fatta in auto per scendere dall'altopiano di Lassithi, una trentina di chilometri quadrati di pascoli e coltivazioni, ricchi di mulini a vento che vengono ancora utilizzati come pompe d'acqua per le irrigazioni, mentre altri in pietra, una volta utilizzati come macine, restano abbandonati a guardia dell'altipiano.
Ovviamente anche questa volta la bici noleggiata è assai piccola, forse più di quella della scorsa settimana, ma non posso certo farne una colpa ai poveri cretesi; i turisti mi guardano con gli occhi spalancati mentre camminano verso la spiaggia e non capisco se ad incuriosirli sono le mie dimensioni o quelle della bici, ma di sicuro l'accoppiata è accativante e per questo cerco di non perdere lo spirito goliardico della gita, anche se il mio aspetto è decisamente più serio dell’altra pedalata in quanto non ho il fastidio del casco ciondolante e la mountain bike possiede un normalissimo portaborraccia.
Supero con qualche affanno un paio di dure rampe per poi imbattermi in un pascolo di capre che hanno scavalcato il loro recinto e belano in mezzo alla strada non riuscendo a ritornare nelle zone a loro riservate. I poveri animali sono più spaventati di me e fortunatamente i loro "ricordini" sono talmente piccoli da non costituire alcun problema per le abbondanti ruote della mountain bike. A metà salita una leggera spianata consente di tirare il fiato e di prendere le distanze da un paio di ciclisti che tentavano di raggiungermi, quindi si riprende a salire attraversando un paesello composto da 6 case, due ristoranti e un negozio di ceramica. Una anziana signora seduta sulla soglia di casa risponde divertita al mio "calimera" (buongiorno) e poco dopo un'auto si esalta nel vedermi pedalare gridando e suonando il clacson con entusiasmo, segno che probabilmente la strada non è molto frequentata dai ciclisti, visto che anche la coppia che mi inseguiva si è concessa una sosta al bar. Prima della cima devo subire anche gli sfottò di un’autista che mi invita più volta a salire nel cassone del suo autocarro, ma ormai si intravede il valico con i suo antichi mulini in pietra, schierati come guardiani tra il terreno brullo e spoglio

venerdì 26 agosto 2005

Creta, Valico per Omalos

Due settimane di ferie, ed ovviamente mi risulta impossibile resistere così a lungo senza pedalare. Decido quindi di noleggiare una bicicletta per dare sfogo ai miei istinti; il meglio che riesco a rimediare è una mountain bike che potrebbe farmi da triciclo, con annesso un caschetto da minatore che mi dondolerà a destra e sinistra per tutta la giornata. Partenza dall'albergo nei pressi di Chania, destinazione verso la cima delle gole di Samaria, poste indicativamente a mille metri di altitudine, ma di cui ignoro la lunghezza e la tipologia del percorso. I primi chilometri seguono il lungomare (oggi insolitamente non ventoso) fino ai pressi della città di Chania, quindi svolta a destra ed altra mezz'oretta di dolci saliscendi tra sterimati uliveti fino a raggiungere l'attacco vero e proprio della salita. La strada è scavata nel terreno roccioso e sale dolce con ampi tornanti, mentre il costone della montagna ha pendenza molto ripide: mi viene da pensare che raccoglieranno le olive molto velocemente !
L'asfalto è perfetto, la strada ampia, pedalabile e sempre immersa nel verde, verrebbe voglia di accelerare il ritmo, ma basta dare un'occhiata al mezzo su cui sto pedalando per desistere immediatamente. Girando intorno ad un costone di pietra si apre alla vista l'abitato di Lakki che, arrocato su una collina, sembra messo li apposta per appagare i sensi; da qui in poi il paesaggio cambia decisamente: spariscono gli alberi e il terreno circostante si fa più brullo ed incolto, ricordando vagamente i nostri paesaggi alpini, se non fosse che siamo a quote molto basse e che adesso si vedono i colli sottostanti che disordianatamente accompagnano la strada fino al mare.
La calura comincia a farsi sentire e decido di ricorrere alla borraccia che ho portato con me: non avendo trovato sistemazione migliore che legarla al portapacchi e non riuscendo a scioglierene il nodo, impenno la ruota anteriore su un sasso e mi distendo sull'asfalto per berne alcuni sorsi meritatissimi. Ancora qualche chilometro in cui memorizzo il paesaggio per le foto che farò durante la discesa e finalmente raggiungo il valico, soddisfatto e gioioso per questa pedalata nel buio.

giovedì 28 luglio 2005

Re Stelvio

Notte in tenda in quel di Merano (325 slm), sveglia quando il cielo è ancora buio e subito via sui pedali: subito qualche chilometro di salita fino ad arrivare a Foresta, dove fanno l'omonima birra (dimenticavo: scritto in tedesco diventa Forst) per poi inoltrarsi nella Val Venosta. Dopo 50 km in dolce ascesa tra sconfinate piantagioni di mele (si può dire "meleti" ?) arrivo a Prato dello Stelvio (900 slm) già molto assetato per la calura del fondovalle. La prima metà della salita è dolce e regolare, il giusto per stancarsi un poco, mentre lo shock arriva dopo aver attraversato un torrente sopra ad uno stretto ponticello: la pendenza diventa seria (8%) mentre si gira sul primo tornante, numerato con il 48 !
Da qui in poi la strada non concede più nemmeno un metro di respiro, si sale sulla costa della montagna in mezzo al bosco, fino ad arrivare ad un bel punto panoramico dove la strada svolta a destra e si presenta davanti agli occhi il muro finale: sono ancora parecchi i km da percorrere, e avere davanti agli occhi questo zig-zag di cemento disegnato tra le rocce non è certo incoraggiante. Il sole comincia a bruciare la pelle, la bocca è arsa dal sole, ma continuo avendo come riferimento parecchie decine di ciclisti (soprattutto tedeschi) che raggiungo e supero uno alla volta (ma a che ora saranno partiti per essere già quassù ?); la nomina di ciclista se la meritano solo per l'impresa che stanno compiendo, non certo per l'abbigliamento, la bicicletta che usano o la loro tecnica di pedalata, meno ancora per la loro velocità, ma sono comunque da apprezzare ed ammirare per la loro tenacia e la loro volontà. A terra le scritte inneggianti ai protagonisti dell’ultimo Giro d’Italia, quindi in disparte i count-down dei tornanti e dei chilometri all’arrivo: 5, 4, 3… indurisco il rapporto per il tratto finale ed arrivo in cima, quota 2758, stanco ma enormemente soddisfatto per aver terminato questi 25 km in poco più di due ore. Mi concedo una birra ed aprendo la lattina mi taglio sul pollice, poi mangio mezzo panino, bevo del the che ho nella borraccia e riposizionandola mi si spacca il supporto sulla bicicletta, costringendomi a svuotare la piccola riserva rimasta per mettermi il vuoto in tasca. Vedo il termometro che segna 21 gradi, esagerati per l’altitudine in cui siamo, e decido di interpretare i segnali sopra descritti come un invito ad accontentarmi dell’impresa, rinunciando al giro esagerato che avevo in programma. Mai scelta fu più azzeccata: per scendere non uso nemmeno la mantellina, e a valle il termometro è ben sopra i 30 gradi (36 al mio ritorno a Merano). Piuttosto che la statale questa volta decido di percorrere la ciclabile, molto ben tenuta nonostante sia costretto a superare qualche tratto sterrato, ma ho almeno la possibilità di sopravvivere al caldo e afoso vento contrario rinfrescarmi con delle soste nelle numerose fontane e con delle docce improvvisate sotto gli irrigatori che annaffiano i meleti (word non segna errore, quindi vuol dire che esiste questa parola).

domenica 17 luglio 2005

Gran Fondo Pinarello 2005

La prima difficoltà riguarda la prima parte del percorso, da Treviso a Combai, apparentemente la più facile perchè prevalentemente pianeggiante. A fatica riesco a percorrerla a più di 40 km/h, cosa non facile, visto che intorno a me sfrecciando ondate di ciclisti a velocità decisamente superiore, ma continuo a ripetermi di non farmi prendere dalla foga per non essere costretto a pagarne le conseguenze nel prosieguo della corsa. Passata la prima ora finalmente inizia la prima salita, mi porto in testa ad un gruppetto, quando uscendo dal bosco mi attraversa la strada un gatto nero ! Considerato che il mio numero di gara è il 313 (la targa di Paperino) mi spiego perchè tutti coloro che mi stanno intorno tendono ad allontanarsi dal sottoscritto e a sistemarsi il fondello dei pantaloncini. La salita è lunga ed abbastanza impegnativa: considerando quanta gente sorpasso pedalando e saltando i due ristori posti all'inizio e alla fine della salita stessa, ringrazio di essere riuscito a tenermi a bada nei primi chilometri.
Lunga discesa fino a Valdobbidene con brivido sulla schiena per un inglese che sbaglia un tornante proprio davanti me finendo sul gard-rail e costringendomi ad una svirgolata con la ruota posteriore per evitarlo, quindi mi accodo ad un buon gruppone e su percorso collinare si arriva ai pedi del monte Tomba, che fortunatamente non sarà il luogo del mio riposo perenne, ma dove mi aspetta comunque una vera via Crucis. Infatti, alla fine del tratto più ripido mi prendono i crampi alla coscia sinistra: non mi era mai successo prima e non sapendo che altro fare decido di investire 3 minuti per una sosta dedicata allo stretching. Riparto tutto indolenzito, le gambe sembrano due mattoni ed anche i tratti dalle pendenze più agevoli mi sembrano dei veri muri. Arrivo finalmente al ristoro in vetta, riempio le borracce, divoro un'arancia ed una banana e riparto in discesa ritrovandomi nel tratto di pianura in un ennesimo gruppone di cavalli scatenati. Per paura di non riuscire più ad inerpicarmi sul montello, ultima salita di giornata, decido di lasciarli proseguire con i loro 45 km orari fatti di continui scatti, rallento ed aspetto il gruppo successivo al quale mi aggrego fino ai piedi della terribile presa XIV.
Fortunatamente è una salita che conosco bene, piuttosto dura ma anche relativamente breve, così sparo tutte le mie ultime energie e in pochi minuti torno ad agguantare il gruppone che avevo lasciato andare in precedenza, al quale mi aggrego per il ritorno a Treviso con gli ultimi 20 chilometri percorsi a quasi 45 di media.
(139 km, 2350 metri di dislivello, tempo 5h 47', media 29 km/h, 609° su 1512).

domenica 19 giugno 2005

Gran Fondo Campagnolo 2005

Lo stato di forma è buono, la voglia di far bene tanta. Il percorso è stato allungato aggiungendo una decina di chilometri alla partenza, che come al solito vengono percorsi a velocità siderali; all'inizio della prima salita, essendo partito abbastanza davanti (3800 gli iscritti totali) il traffico è sopportabile e si procede abbastanza regolari, tanto che non sembra nemmeno di fare fatica. Lunga discesa fino alla Valsugana dove inizia il passo Manghen: è vero che ho pedalato in condizioni ben peggiori, ma il caldo e l'umidità si fanno subito sentire, soprattutto per il fatto che nelle scorse settimane il clima è sempre stato sopportabile ed il fiscio deve ancora abituarsi alle condizioni climatiche estive. Le gambe faticano, faccio fatica a mangiare roba solida per la bocca impastata, bevo come un cammello e a questo punto decido che l'importante è arrivare al traguardo, indipendentemente dal tempo e dalla classifica. Mi riempio la pancia di frutta al ristoro ed inizio il tratto più duro del percorso, dove le gambe riprendono a girare a meraviglia (sarà stato anche il fresco dell'altitudine ?). Seconda discesa da brividi, lungo piano con vento a favore (mai successo in quel tratto di stada) e si ricomincia a salira il Passo Rolle, che affronto molto prudentemente (forse anche troppo) temendo di andare in riserva troppo presto, visto che mancano ancora 80 chilometri all'arrivo. Nella discesa, conoscendo bene la strada, mi porto in testa ed in picchiata raggiungo diverse persone, tanto che alla fine ci ritroviamo in una dozzina per affrontare i chilometri semi-pianeggianti che portano all'attacco del Croce d'Aune, dove inizia la vera Campagnolo, visto che le pendenze si fanno nuovamente importanti e la fatica fatta fino a quel punto si fa' decisamente sentire. E' quindi il momento giusto per utilizzare tutte le "bombe" che mi sono rimaste a disposizione: scarica adrenalinica per il tifo di mia moglie incontrata per strada, panino con marmellata, mezza banana, bustina energentica di carboidrati liquidi (giuro che era in regalo, altrimenti non la avrei mai presa) ed infine il pensiero che il traguardo ormai è vicinissimo ! Fortunatamente le energie ritornano e risco a superare quest'ultimo scoglio in maniera più che soddisfacente; alla fine il risultato resta in linea con le precedenti partecipazioni: 214 km in 8 ore e 53 minuti, 539 classificato.

domenica 5 giugno 2005

Gran Fondo Wilier Triestina 2005

I primi 6 chilometri vengono percorsi a velocità controllata dietro alla macchina dell'organizzazione che ci porta a fare un giretto per il centro del capoluogo vicentino. Non fosse per la gente che cerca di superare correndo sui marciapiedi e le troppe auto parcheggiate a bordo strada sarebbe anche una situazione piacevole. La gara vera inizia con la salita (corta ma dura) al santuario di Monte Berico, da cui si prosegue in salita fino alla dorsale dei monti berici. Essendo questa prima salita seguita da parecchi chilometri di saliscendi a bassa quota decido di correre come un disperato per agganciarmi a qualche trenino composto da corridori veri, quelli che viaggiano a 50 km/h e non si stancano mai. Così do fondo alle mie energie e in un baleno siamo già a metà percorso: da qui al traguardo mancano ancora 80 chilometri e ci sono da superare quattro colline un poco più impegnative. Le prime due sono un piccolo calvario, in quanto le gambe sono dure, i panini con lo speck non sono bastati a recuperare le energie e più che altro i corridori del gruppo cui faccio parte sono troppo forti per le mie capacità. Pian piano mi sfilo, ma fortunatamente il percorso è un saliscendi continuo e si va bene ad affrontarlo anche da soli procedendo con il proprio passo. Giunge finalmente l'ora di ingerire la mia bomba segreta (che raccontandolo adesso di segreto mantiene solo le dimensioni): panino con marmellata di mirtilli ! Come Braccio di ferro con i suoi spinaci le gambe riprendono vigore, lo spirito si rinfranca e mi rendo conto che la gente che pedala al mio fianco sta andando decisamente piano, quindi gradualmente comincio ad aumentare il mio ritmo. Nell’ultima salita supero un buon numero di “cadaveri” che sono ormai arrivati al fondo delle energie, e scollinando vedo arrivare alle mie spalle una decina di corridori, probabilmente rallentati da una foratura (pare qualche criminale abbia buttato dei chiodi sulla strada, costringendo al ritiro o attardando almeno 300 ciclisti), così affronto con calma l’ultima discesa e mi accodo al gruppo per concludere ad elevata velocità gli ultimi 20 chilometri di pianura. Al ritorno in centro città il gruppetto rallenta troppo ad una rotonda a 200 metri dall’arrivo così mi trovo, grazie anche ad una piccola volata, a guadagnare altre 10 posizioni, classificandomi 172° assoluto (5 ore e 40, 156 km, 2500 metri di dislivello totale).