No, ho ancora 2 ore per tornare a casa, se arriva la scimmia bisogna che abbia qualcosa da dargli.
Anonimi sul Montello
Partenza dalla stazione di Primolano (a proposito, sembra faranno una nuova rotonda davanti alla stazione, indispensabile per la viabilità di tutto il nord-est) insieme a David; è mattina presto e la temperatura è piuttosto rigida. Breve riscaldamento fino a Cismon del Grappa, passiamo la strada che porta alla Rocca di Incino e dopo 300 metri svoltiamo a sinistra in una strada che sembra morire tra le rocce, invece dopo due ripidi tornanti si gira intorno al costone della montagna addentrandosi nel bosco in un ripido tratto asfaltato.
Non conosciamo la strada, stiamo andando ad esplorare questa nuova via che porta alla cima del Monte Grappa, ed il fondo stradale che diventa sterrato rende ancora più "eroica" la pedalata odierna. Nella prima parte siamo sulla costa della montagna e si aprono splendide visuali sulla Valsugana, l'esposizione al sole e la pendenza della strada ci riscaldano in fretta, mentre il fondo stradale peggiora leggermente. Un lungo falsopiano sterrato ci toglie le soddisfazioni della prima parte e pensiamo che forse la Mountain bike sarebbe più adatta della nostra bici da corsa, ma il ritorno all'asfalto e la strada che si impenna ci rendono quanto tolto in precedenza: siamo in Val Cesilla e si torna nel bosco, smettiamo di parlare e ricominciamo a sbuffare accaldati ed affaticati. Breve ristoro ad un capitello (i thermos con il the non ci consentono di bere in corsa) e parte finale della salita tra pascoli ed agriturismi in un piacevole alternarsi di asfalto e sterrato. Ricongiunti alla S.S. Cadorna dopo 21 km di emozioni, riscendiamo verso Caupo per motivi di tempo, così avremo la scusa per tornare su questa inedita salita al Monte Sacro per completarla nella sua interezza
Scalata al Monte Grappa da Romano d'Ezzelino:
Distorsione al pollice della mano sinistra, caviglia leggermente gonfia con un profondo taglio causato dagli ingranaggi della catena, contusione al coccige, gambe dure come il cemento, mal di schiena… eppure l'ultimo weekend non sono stato a Beirut, ma a Conegliano a pedalare con altri 7 compagneros su e giù per i colli trevigiani, facendo 160km e 3000 metri di dislivello distribuiti in una trentina di strappi, e, potrà sembrare strano visto il bollettino medico, mi sono anche divertito parecchio.
Mentre mi sto dirigendo a Montebelluna mi si accoda una persona e mi chiede gentilmente se si può mettere nella mia scia; ovviamente acconsento e procedo regolare come prima. Ad un semaforo il tizio mi affianca e mi chiede che giro faccio, ed io, sempre gentilmente, rispondo che ho intenzione di andare su e giù per i colli Asolani e per il Montello, e questi “sono francese e non conosco le strade, posso venire con te ?”. “Nessun problema !”
...proseguo addentrandomi nella valle del Vanoi, con i fianchi delle montagne che si fanno sempre più vicini tra loro, e sullo sfondo a chiudere la strada una vera muraglia: la catena del Lagorai. Superato l'abitato di Caoria la strada comincia a salire, anche se solo dopo il rifugio Refavaie inizia una forestale di terriccio e sassolini così ben battuti che la differenza con l'asfalto sta solo nel colore. Alti abeti emanano un forte odore che apre i polmoni, e, forse conseguenza della pioggia del giorno prima, enormi funghi (non chiedetemi la specie) vigilano a bordo strada come piccoli gnomi.