martedì 1 maggio 2007

Prada Alta (Punta Veleno)

Eccomi ad affrontare un'altra salita "monstre" che ancora manca al mio palmares: Prada Alta da Castello di Brenzone, sulla sponda orientale del lago di Garda. Avendone già esplorato i primi chilometri un paio di mesi fa parto subito cercando di mantenere la velocità il più bassa possibile, al limite del ribaltamento, cercando di sprecare il minimo delle energie; bastano però poche centinaia di metri e già il cardiofrequenzimetro comincia a segnare valori oltre il limite, anche se fiato e gambe ancora reggono bene.
Ogni tanto tra la fitta vegetazione si intravede il lago di garda, sempre più basso e distante dalla strada che intanto continua ad inerpicarsi senza pietà, con tremendi rettilinei in cui il tornante successivo sembra sempre lontanissimo. Ad ogni tornante si hanno 5 secondi in cui respirare e far riposare braccia e schiena, ma sono veramente troppo pochi ! A metà salita inizia la guerra tra le gambe che vogliono interrompere questo supplizio e la testa che non vule saperne di mollare; quindi un tornante a destra lancia la sfida al tratto più duro, un lungo rettilineo sotto i cavi dell'alta tensione che friggono nell'aria. Un crampo sulla coscia, un attimo di appannamento e finisco sul bordo strada, la ruota scivola sul brecciolino e sono costretto a fermarmi. Ormai il piede è a terra, la sfida persa, quindi riprendo fiato e provo a ripartire: solo al terzo tentativo ci riesco, in quanto le elevate pendenze non consentono di prendere sufficiente velocità per agganciare entrambi i piedi ai pedali. Riparto con energia e dopo 30 secondi suona il telefono; altra breve e sosta e via con rinnovato vigore, e anche se le pendenze sono sempre elevate in qualche tratto la strada spiana consentendo di recuperare quanto basta. Ormai sono in cima, un lungo tratto pianeggiante sul costone della montagna rilassa le gambe e la mente che spazia sul lago e sul burrone sottostanti.

giovedì 1 marzo 2007

Marzo pazzerello

La gente dorme ancora, il cielo addombrato è nella classica situazione di incertezza, da un momento all'altro potrebbe scatenarsi un temporale come aprirsi ad un caldo sole primaverile, la voglia di pedalare è tanta e così salto in sella e mi avvio speranzoso accompagnato da una finissima pioggia. La pianura finisce e mi addentro tra le verdi colline ricoperte di vitigni, tra cascine in pietra e cani che abbaiano al mio passaggio, ricordandomi paesaggi ed ambientazioni tipicamente irlandesi. Lo sforzo aumenta e mi scaldo velocemente, tolgo la mantellina e subito l'aria fredda si fa sentire sul mio corpo come un tuffo nell'acqua gelida di un laghetto di montagna; poi la deviazione a destra per la salita vera (Madean), con la statale che si allontana velocemente sotto di me.
La catena sferraglia (non si può dire "acciaiaglia") sui pignoni più grandi, la bicicletta trema nell'asfalto ruvido e rovinato, interrompendo i rumori del bosco: uccelli che cantano, fruscio di foglie e rami che si spezzano. Salgo velocemente quasi senza far fatica, mentre la pioggia aumenta di intensità rendendo la strada scivolosa; qualche segnale che i miei occhi fingono di non vedere e la mia mente di interpretare, un altro paio di chilometri, quindi un tornate a sinistra e la ruota affonda in 5 cm di poltiglia nevosa. I sali minerali più che dissetarmi mi congelano lo stomaco, mentre in questo momento sogno del vin brulè con polenta e formaggio alla piastra !
Inizia la discesa da affrontare con estrema prudenza, le mani insensibili trattengono a fatica le fredde leve dei freni, la ruota posteriore solleva spruzzi che si conficcano nelle gambe come aghi, gelidi spifferi si infilano nel collo mentre le tabelle stradali indicanti il chilometraggio oggi sembrano non passare mai. Il freddo si sopporta meglio terminata la discesa, riprendo a pedalare con vigore e velocemente ritorno alla macchina; ed ovviamente mentre mi cambio le nuvole si diradano ed un timido sole comincia a strizzarmi l'occhiolino

giovedì 1 febbraio 2007

La mia ... Tomba

Monte Tomba, versante da Pederobba, quasi 8 km di salita piuttosto dura, con un paio di rampe davvero impegnative, ed uno stato di forma già discreto. La salita procede regolare, con rapporti agili e buon ritmo di pedalata; 300 metri al 16%, mi alzo sui pedali e lancio lo sprint, sono quasi in cima, piccolo falsopiano poi la strada si impenna per gli ultimi 100 metri, mi alzo nuovamente in piedi e... la ruota posteriore scivola, si affloscia velocemente e mi trovo sul cerchione.
Ormai sono in cima, ma i minuti sono contati, devo fare in fretta perchè siamo già all'imbrunire. Smonto velocemente la ruota forata, apro la sacca degli attrezzi sotto la sella e mi viene in mente che la camera d'aria di scorta è rimasta in auto: recupero allora toppe e mastice e mi preparo a perdere qualche minuto in più del previsto, ma mentre svito il mastice mi rendo conto che ormai è completamente secco e quindi inutilizzabile.
La situazione è questa: si sta facendo buio, sono in cima ad un monte sperduto con la ruota posteriore forata e senza possibilità di essere riparata, per giunta ad 8 km dalla civiltà con una discesa decisamente impegnativa anche con la bicicletta in perfetto ordine. Che il monte Tomba mi debba accogliere per sempre tra le sue pendici ?
Non ho alternative, mi siedo sul tubo orizzontale cercando di tenere il peso sulla ruota davanti, e frenando solo con l'anteriore comincio a scendere con molta prudenza. Dopo un chilometro una baita con un'auto mi accende una speranza, subito sedata da un paio di cani che cominciano a correre lungo il viale d'accesso venendo verso di me. La fuga è scontata e riprendo così la mia agonia.
A metà percorso altra illuminazione quando vedo un bel furgone nei pressi di un agriturismo; entro e fortunatamente trovo un muratore che sta per tornare a casa e che gentilmente mi carica a bordo e mi riporta all'auto tutto infreddolito.
E curiosamente, tornato a casa, mi rendo conto che la ruota, nonostante il massacro subito, non ha nemmeno perso la centratura

domenica 31 dicembre 2006

statistiche 2006

Annata ampiamente negli standard (7.858 km e 92.229 metri di dislivello) nonostante gli impegni familiari siano stati intensi con l'arrivo del piccolo Diego; ero preparato ad una grande carestia delle due ruote, ma sono riuscito a ritagliarmi un discreto spazio, spesso a scapito del sonno. Numerose infatti le levatacce !

martedì 17 ottobre 2006

Frasi celebri

Mantenetevi folli e comportatevi da persone normali.
Paulo Cohelio

martedì 15 agosto 2006

Sotto la pioggia

Sono in montagna, è ferragosto ma fa freddo e piove come fosse autunno, non pedalo da diversi giorni, la bici da corsa è a casa ma ho a disposizione la mountain bike anche se non la tocco ormai da mesi; non ho abbigliamento adatto e sono molto titubante. Mi cambio diverse volte e alla fine mi decido: pantaloncini, maglietta estiva e via, vada come vada. La pioggia quasi mi aspettasse aumenta la sua intensità quasi obbligandomi ad infilarmi nel bosco (via Nova da Fiera di Primiero per i più esigenti), dove comincio a pedalare con rapportino agile per non far scivolare la ruota sui sassi bagnati e scivolosi. La grosse gocce che filtrano tra gli alberi quasi evaporano a contrasto con il vapore caldo che si solleva dalle mie braccia, vampate di fumo mi escono da bocca e narici, piccoli rivoli d’acqua scendono da sotto il casco appannandomi gli occhiali.
Il fondo è ben battuto e tiene bene, la pioggia scandisce il ritmo, spruzzi di fango mi ricoprono gambe e schiena, la bici sembra leggerissima tanto è l’entusiasmo; passo con attenzione un viscidissimo ponte in legno, e poco dopo guado quello che da rigagnolo è diventato un piccolo torrente bagnandomi completamente le scarpe.
Ormai la salita è finita, mi giro e ritorno velocemente al punto di partenza: emozioni bellissime, da ripetere… subito ! Ennesimo cambio di direzione e mi concedo immediatamente il bis.

giovedì 10 agosto 2006

Bocca di forca 2006

Ogni volta che arrivo in cima mi ripeto che sarà l'ultima, ed invece continuo a ricaderci almeno un paio di volte l'anno. Oggi sono un poco preoccupato, ho fondo e resistenza, ma è da parecchio tempo che non mi confronto con pendenze impegnative, così parto con l'idea di forzare il meno possibile nella parte iniziale: ed infatti già dopo 200 mentri salgono contemporaneamente i battiti cardiaci ed i rapporti del cambio. Alla prima rampa impegnativa sento gracchiare sopra la mia testa, temo sia un avvoltoio in attesa di vedermi stramazzare al suolo, ma fortuna vuole si tratti solo di una cornacchia. Si torna su pendenze umane (12%) e procedo evitando lumache, foglie e brecciolino, cercando di trovare le zone di asfalto che offrono la migliore aderenza, essendo la strada parecchio umida e scivolosa.
Tornante a destra, cascina, ampia S e la pendenza di colpo raddoppia: la ruota posteriore comincia a scivolare, la schiena e le braccia tese al massimo, la bocca si apre in cerca della massima quantità di ossigeno ed ancora non basta, respirerei anche con le orecchie se ne fossi capace. Zig zag tra le vacche che pascolano (ma proprio qui, in questo tratto, oggi ??), la velocità al limite del ribaltamento (sotto i 5 km/h), ma ormai il peggio è passato, riesco a sedermi sulla sella e a riprendere con buon ritmo.
Supero una coppia di ciclisti, saluto, si accodano alla mia ruota. Piccola accelerazione ed il primo cede; comincia il tratto finale ed il più anziano non molla, così comincio a tagliare i tornanti prendendoli nella parte più ripida, lui non ci riesce e continua a fare il giro largo: ad ogni inversione di marcia guadagno metri, 5, 10, 15, non lo sento più, cerca di rifarsi sotto ma poi anche lui cede ed è costretto a fermarsi.
Ancora un chilometro sotto una pioggia finissima e anche questa volta la vetta è conquistata