domenica 26 marzo 2006

Senza traffico

Il cambio dell'ora mi costringe a partire ben prima dell'alba, quando l'asfalto è illuminato solo dai lampioni; è domenica mattina e le strade sono deserte e silenzione, complice anche il blocco del traffico previsto per oggi in tutta la provincia. Minuto dopo minuto i chilometri scorrono veloci e l'ambiente intorno a me resta surrele, a farmi compagnia qualche rara finestra illumita, dietro alla quale mi immagino qualche anziano mattiniero impegnato con la sua colazione, immerso tra gli odori di caffè, di marmellata e di fette biscottate. Le prime campane fanno scendere in strada qualche isolato gruppetto di persone che a piedi si recano verso il luogo di culto più vicino, e l'assenza di altri rumori rende le loro voci piene e gioiose. Il sole è già alto quando i paesi cominciano a popolarsi ma non va smarrirsi il senso di pacatezza e serenità, sembra che finalmente il mondo abbia deciso di frenare la sua folle corsa, fatta eccezione per il sottoscritto e qualche altro pedalatore che comincia a farsi vedere per strada. La temperatura è ancora lontana dall'essere gradevole, ma non fa più il freddo polare delle scorse settimane e gli odori cominciano ad essere distinti tra di loro: non più smog ed umidità a chiuderti gli alveoli polmonari ma aria tersa e frizzante, odore erba novella che cresce, dei campi la cui terra appena rivoltata fa sembrare tutto più nuovo, pronto ad una nuovo ciclo della natura.
In silenzio, con il solo frusciare della catena, trascorro una intera mattinata pedalando in una dimensione già provata solo all'Eroica e alla Parigi-Roubaix.

mercoledì 1 febbraio 2006

La salita più bella

La salita più dura ed emozionante, studiata nei dettagli per mesi. Libri, riviste, consigli di amici che ci sono già passati, tutto può andare bene per raccogliere quante più informazioni possibili. A volte il tempo di preparazione sembra talmente lungo da aspettare con ansia il momento di partire, altre vorresti ancora qualche settimana per rifletterci su, per concentrarti bene su cosa andrai ad affrontare.
Poi arriva il grande giorno, la vestizione lenta e rituale come un crociato medioevale nell'indossare la sua armatura, verifichi che tutto sia a posto anche se sai bene di aver preparato in maniera meticolosa fino al dettaglio più insignificante. Pronti via, si Parte ! Entri in un tunnel di emozioni in cui ogni gesto è vincolato da quello precedente, dove ogni azione viene naturale, la fatica e lo sforzo fisico aumentano proporzionalmente con il passare dei minuti, delle ore. E più il fisico si affatica, maggiore è lo strappo successivo, quasi ci sia una precisa volontà di spingersi oltre al proprio limite, di scoprire che non abbiamo soglie invalicabili, che la nostra mente può superare, e non di poco, i nostri limiti fisici. Poi vedi l'arrivo, senti di non avere più forze ma ormai ci sei, non puoi più mollare; un grido di rabbia e dolore a scaricare tutte le tensioni, quindi un pianto di gioia perchè ti rendi conto di aver fatto una cosa grande, unica nella sua ripetitività che dura da millenni.
Questa volta ho potuto solo partecipare da spettatore interessato, incoraggiando e sostenedo Carla con passione ed amore, ma senz'ombra di dubbio la gioia che mi è stata donata non è paragonabile con null'altro vissuto prima. Benvenuto al mondo, piccolo Diego

sabato 31 dicembre 2005

statistiche 2005

Stagione dedicata alle salite e alle lunghe distanze. Infatti nel corso dell 171 uscite dell'anno ho infilato 9.653 km con la bellezza di 130.671 metri di dislivello: un migliaio di chilometri in meno rispetto al record del 2002 ma con il 30% in più di dislivello superato.

sabato 24 settembre 2005

Ubriaco... di Grappa

Grappa da Semonzo : comincio a salire sulla costa della montagna quando il cielo è ancora buio, sotto di me le mille luci dei comuni vanno a formare una cartina geografica in dimensioni reali. In lontananza qualche rintocco di campana, per il resto è silenzio assoluto: nessuna auto, nessun animale, solo il frusciare della catena su corone e pignoni. Poi piano piano le luci si spengono e verso est si allarga sempre più una lunga striscia arancione, sotto la quale un bel sole dello stesso colore comincia a riscaldare l'aria. Ormai sono già alle malghe, e mentre i galli annunciano il risveglio i primi pascoli cominciano a popolarsi. Giunto in cima mangio un panino ammirando i monti intorno a me, dal Pasubio all'altopiano di Asiago, dalle vette Feltrine alle Dolomiti, quindi in discesa dentro le fitte nuvole verso Seren del Grappa. Giunto a valle un'anziana signora che sta stendendo il bucato si stupisce nel vedermi scendere dalla montagna così di buon'ora, e nel vedermi girare e ripartire in salita si lascia scappare un "dovrai farti un bel pezzo a piedi".
Grappa da Seren : sono ancora sorprendentemente fresco e riparto di buona lena fino al momento chiave di questo versante: il muro del capitello, 3 km con punte fino al 23%. Ai limiti dell'equilibrio per la mia ridotta velocità mi faccio forza ripetendomi "barcollo ma non mollo"; raggiunto il fatidico capitello riprendo il lume della ragione precedentemente smarrito e continuo senza problemi particolari, superando agevolmente anche gli strappi successivi, decisamente più corti anche se altrettanto impegnativi. In cima al Monte Grappa fa decisamente freddo e mi fermo un paio di minuti premiandomi con un buon the caldo. Classico giornale sotto la maglia e di nuovo in picchiata, questa volta verso Caupo, quasi annoiandomi per la lunghezza della discesa.
Grappa da Caupo : riempite le borracce alla fontana riparto per questo ennesimo versante, avendo sempre sott'occhio il panorama sull'altopiano di Lamon e sul lago di Arsiè che risplendono sotto un cielo limpidissimo. La fatica comincia a farsi sentire, anche se sto decisamente meglio di quanto mi sarei potuto aspettare. Procedo regolare, mangiando nei numerosi falsopiani e superando di slancio i brevi tratti più arcigni. Guadagnando quota il sole sparisce e si torna a patire il freddo, anche se questa volta al rifugio Bassano preferisco concedermi una graditissima birra gelata ! Rapida discesa verso Semonzo dove recupero una borraccia ed un panino che avevo nascosto prima di partire, quindi un paio di chilometri in pianura per raggiungere Romano.
Grappa da Romano : la prima metà della salita è discretamente impegnativa, ma con lo stomaco pieno anche le gambe hanno ritrovato energia, e non patisco particolarmente a raggiungere Camposolagna. Breve contropendenza e si ricomincia a salire dolcemente consentendo ai muscoli di rifiatare. Ormai ci siamo, comincio a sentire il traguardo sempre più vicino, e l'adrenalina abbinata al ritorno di rigide temperature mi aiuta a tenere distante la fatica. Negli ultimi chilometri si torna a fare sul serio, le gambe e la schiena cominciano a soffrire ma la voglia di arrivare in cima è troppa, e così metro dopo metro, una pedalata dietro l'altra raggiungo per la quarta volta il rifugio Bassano tra lo stupore e l'incredulità del gestore, che minaccia anche di chiamare l'elicottero ritenendomi insano di mente ! L'ultima discesa è un'occasione per ripercorrere mentalmente la giornata, con 10 ore e mezza passate a pedalare, quasi 200 km di cui la metà trascorsi in salita per un totale di 6350 metri di dislivello.
La soddisfazione di un'impresa tanto ardua mi porta a riflettere che probabilmente non mi riuscirà di migliorare questa prestazione da salitomane, motivo in più per custodirla in posto speciale tra le mie memorie ciclistiche

domenica 18 settembre 2005

Gran Fondo Avesani 2005

Prologo: come suggerisce il manuale del bravo atleta il pasto della vigilia dovrebbe consistere in un bel piatto di pasta, magari in bianco, ed infatti mi ritrovo a cena di amici con mezzo manzo ad arrostire alla brace: non esagero dicendo che avrò cenato con 1kg di carne !
Alla partenza siamo in quattro gatti sotto una discreta pioggia; mezz'oretta di pianura e si comincia a scalare il lunghissimo monte Baldo di cui la prima metà è piuttosto agevole, la seconda decisamente più ripida: come se non bastasse la pioggia diventa torrenziale ed accompagnata da raffiche di vento gelido che più di una volta mi fanno sbandare paurosamente, la strada si riempie di foglie e rami spezzati. Giunto in cima bevo un meritato the caldo, mi tolgo i guanti, li strizzo e li indosso nuovamente coprendoli poi con quelli di plastica che si usano al supermercato nel reparto frutta e verdura. I primi km di discesa sono terribili: i freni non funzionano, i denti sembrano una mitragliatrice, tremo come una foglia faticando a tenere dritto il manubrio. Fortunatamente poco dopo smette di piovere e la temperatura sale da 5 a 15 gradi, la strada spiana in vista della successiva salita. E' momento ideale per mangiare e fare stretching alla schiena ed alle braccia, e riacquisto così la piena funzionalità del corpo !
La seconda parte del percorso è altrettanto lunga e perfino più nervosa, con continui cambi di pendenza, ed oltretutto sono rimasto solo, ma non sono per nulla preoccupato visto che le gambe girano che è una meraviglia; al termine della salita raggiungo una decina di persone con cui percorro gli ultimi 60km, quasi tutti in discesa. Ritornati a Verona si sale alle Torricelle (ricordate i mondiali dello scorso anno ?): neanche fossimo davvero ai mondiali cominciano gli scatti in salita e decido di stare al gioco, scollinando per primo con un solo inseguitore ravvicinato.
La breve discesa ed il percorso cittadino sui sanpietrini, l'arrivo davanti all'Arena e la seguente doccia bollente sono un vero toccasana, per il fisico e per la mente !
classifica: 97° assoluto (8 ore e 19, 185 km, 3770 metri di dislivello totale).

mercoledì 31 agosto 2005

Creta, Altopiano Lassithi

Seconda avventura in terra straniera, questa volta a ripercorrere una bella salita fatta in auto per scendere dall'altopiano di Lassithi, una trentina di chilometri quadrati di pascoli e coltivazioni, ricchi di mulini a vento che vengono ancora utilizzati come pompe d'acqua per le irrigazioni, mentre altri in pietra, una volta utilizzati come macine, restano abbandonati a guardia dell'altipiano.
Ovviamente anche questa volta la bici noleggiata è assai piccola, forse più di quella della scorsa settimana, ma non posso certo farne una colpa ai poveri cretesi; i turisti mi guardano con gli occhi spalancati mentre camminano verso la spiaggia e non capisco se ad incuriosirli sono le mie dimensioni o quelle della bici, ma di sicuro l'accoppiata è accativante e per questo cerco di non perdere lo spirito goliardico della gita, anche se il mio aspetto è decisamente più serio dell’altra pedalata in quanto non ho il fastidio del casco ciondolante e la mountain bike possiede un normalissimo portaborraccia.
Supero con qualche affanno un paio di dure rampe per poi imbattermi in un pascolo di capre che hanno scavalcato il loro recinto e belano in mezzo alla strada non riuscendo a ritornare nelle zone a loro riservate. I poveri animali sono più spaventati di me e fortunatamente i loro "ricordini" sono talmente piccoli da non costituire alcun problema per le abbondanti ruote della mountain bike. A metà salita una leggera spianata consente di tirare il fiato e di prendere le distanze da un paio di ciclisti che tentavano di raggiungermi, quindi si riprende a salire attraversando un paesello composto da 6 case, due ristoranti e un negozio di ceramica. Una anziana signora seduta sulla soglia di casa risponde divertita al mio "calimera" (buongiorno) e poco dopo un'auto si esalta nel vedermi pedalare gridando e suonando il clacson con entusiasmo, segno che probabilmente la strada non è molto frequentata dai ciclisti, visto che anche la coppia che mi inseguiva si è concessa una sosta al bar. Prima della cima devo subire anche gli sfottò di un’autista che mi invita più volta a salire nel cassone del suo autocarro, ma ormai si intravede il valico con i suo antichi mulini in pietra, schierati come guardiani tra il terreno brullo e spoglio

venerdì 26 agosto 2005

Creta, Valico per Omalos

Due settimane di ferie, ed ovviamente mi risulta impossibile resistere così a lungo senza pedalare. Decido quindi di noleggiare una bicicletta per dare sfogo ai miei istinti; il meglio che riesco a rimediare è una mountain bike che potrebbe farmi da triciclo, con annesso un caschetto da minatore che mi dondolerà a destra e sinistra per tutta la giornata. Partenza dall'albergo nei pressi di Chania, destinazione verso la cima delle gole di Samaria, poste indicativamente a mille metri di altitudine, ma di cui ignoro la lunghezza e la tipologia del percorso. I primi chilometri seguono il lungomare (oggi insolitamente non ventoso) fino ai pressi della città di Chania, quindi svolta a destra ed altra mezz'oretta di dolci saliscendi tra sterimati uliveti fino a raggiungere l'attacco vero e proprio della salita. La strada è scavata nel terreno roccioso e sale dolce con ampi tornanti, mentre il costone della montagna ha pendenza molto ripide: mi viene da pensare che raccoglieranno le olive molto velocemente !
L'asfalto è perfetto, la strada ampia, pedalabile e sempre immersa nel verde, verrebbe voglia di accelerare il ritmo, ma basta dare un'occhiata al mezzo su cui sto pedalando per desistere immediatamente. Girando intorno ad un costone di pietra si apre alla vista l'abitato di Lakki che, arrocato su una collina, sembra messo li apposta per appagare i sensi; da qui in poi il paesaggio cambia decisamente: spariscono gli alberi e il terreno circostante si fa più brullo ed incolto, ricordando vagamente i nostri paesaggi alpini, se non fosse che siamo a quote molto basse e che adesso si vedono i colli sottostanti che disordianatamente accompagnano la strada fino al mare.
La calura comincia a farsi sentire e decido di ricorrere alla borraccia che ho portato con me: non avendo trovato sistemazione migliore che legarla al portapacchi e non riuscendo a scioglierene il nodo, impenno la ruota anteriore su un sasso e mi distendo sull'asfalto per berne alcuni sorsi meritatissimi. Ancora qualche chilometro in cui memorizzo il paesaggio per le foto che farò durante la discesa e finalmente raggiungo il valico, soddisfatto e gioioso per questa pedalata nel buio.