giovedì 1 febbraio 2007

La mia ... Tomba

Monte Tomba, versante da Pederobba, quasi 8 km di salita piuttosto dura, con un paio di rampe davvero impegnative, ed uno stato di forma già discreto. La salita procede regolare, con rapporti agili e buon ritmo di pedalata; 300 metri al 16%, mi alzo sui pedali e lancio lo sprint, sono quasi in cima, piccolo falsopiano poi la strada si impenna per gli ultimi 100 metri, mi alzo nuovamente in piedi e... la ruota posteriore scivola, si affloscia velocemente e mi trovo sul cerchione.
Ormai sono in cima, ma i minuti sono contati, devo fare in fretta perchè siamo già all'imbrunire. Smonto velocemente la ruota forata, apro la sacca degli attrezzi sotto la sella e mi viene in mente che la camera d'aria di scorta è rimasta in auto: recupero allora toppe e mastice e mi preparo a perdere qualche minuto in più del previsto, ma mentre svito il mastice mi rendo conto che ormai è completamente secco e quindi inutilizzabile.
La situazione è questa: si sta facendo buio, sono in cima ad un monte sperduto con la ruota posteriore forata e senza possibilità di essere riparata, per giunta ad 8 km dalla civiltà con una discesa decisamente impegnativa anche con la bicicletta in perfetto ordine. Che il monte Tomba mi debba accogliere per sempre tra le sue pendici ?
Non ho alternative, mi siedo sul tubo orizzontale cercando di tenere il peso sulla ruota davanti, e frenando solo con l'anteriore comincio a scendere con molta prudenza. Dopo un chilometro una baita con un'auto mi accende una speranza, subito sedata da un paio di cani che cominciano a correre lungo il viale d'accesso venendo verso di me. La fuga è scontata e riprendo così la mia agonia.
A metà percorso altra illuminazione quando vedo un bel furgone nei pressi di un agriturismo; entro e fortunatamente trovo un muratore che sta per tornare a casa e che gentilmente mi carica a bordo e mi riporta all'auto tutto infreddolito.
E curiosamente, tornato a casa, mi rendo conto che la ruota, nonostante il massacro subito, non ha nemmeno perso la centratura

domenica 31 dicembre 2006

statistiche 2006

Annata ampiamente negli standard (7.858 km e 92.229 metri di dislivello) nonostante gli impegni familiari siano stati intensi con l'arrivo del piccolo Diego; ero preparato ad una grande carestia delle due ruote, ma sono riuscito a ritagliarmi un discreto spazio, spesso a scapito del sonno. Numerose infatti le levatacce !

martedì 17 ottobre 2006

Frasi celebri

Mantenetevi folli e comportatevi da persone normali.
Paulo Cohelio

martedì 15 agosto 2006

Sotto la pioggia

Sono in montagna, è ferragosto ma fa freddo e piove come fosse autunno, non pedalo da diversi giorni, la bici da corsa è a casa ma ho a disposizione la mountain bike anche se non la tocco ormai da mesi; non ho abbigliamento adatto e sono molto titubante. Mi cambio diverse volte e alla fine mi decido: pantaloncini, maglietta estiva e via, vada come vada. La pioggia quasi mi aspettasse aumenta la sua intensità quasi obbligandomi ad infilarmi nel bosco (via Nova da Fiera di Primiero per i più esigenti), dove comincio a pedalare con rapportino agile per non far scivolare la ruota sui sassi bagnati e scivolosi. La grosse gocce che filtrano tra gli alberi quasi evaporano a contrasto con il vapore caldo che si solleva dalle mie braccia, vampate di fumo mi escono da bocca e narici, piccoli rivoli d’acqua scendono da sotto il casco appannandomi gli occhiali.
Il fondo è ben battuto e tiene bene, la pioggia scandisce il ritmo, spruzzi di fango mi ricoprono gambe e schiena, la bici sembra leggerissima tanto è l’entusiasmo; passo con attenzione un viscidissimo ponte in legno, e poco dopo guado quello che da rigagnolo è diventato un piccolo torrente bagnandomi completamente le scarpe.
Ormai la salita è finita, mi giro e ritorno velocemente al punto di partenza: emozioni bellissime, da ripetere… subito ! Ennesimo cambio di direzione e mi concedo immediatamente il bis.

giovedì 10 agosto 2006

Bocca di forca 2006

Ogni volta che arrivo in cima mi ripeto che sarà l'ultima, ed invece continuo a ricaderci almeno un paio di volte l'anno. Oggi sono un poco preoccupato, ho fondo e resistenza, ma è da parecchio tempo che non mi confronto con pendenze impegnative, così parto con l'idea di forzare il meno possibile nella parte iniziale: ed infatti già dopo 200 mentri salgono contemporaneamente i battiti cardiaci ed i rapporti del cambio. Alla prima rampa impegnativa sento gracchiare sopra la mia testa, temo sia un avvoltoio in attesa di vedermi stramazzare al suolo, ma fortuna vuole si tratti solo di una cornacchia. Si torna su pendenze umane (12%) e procedo evitando lumache, foglie e brecciolino, cercando di trovare le zone di asfalto che offrono la migliore aderenza, essendo la strada parecchio umida e scivolosa.
Tornante a destra, cascina, ampia S e la pendenza di colpo raddoppia: la ruota posteriore comincia a scivolare, la schiena e le braccia tese al massimo, la bocca si apre in cerca della massima quantità di ossigeno ed ancora non basta, respirerei anche con le orecchie se ne fossi capace. Zig zag tra le vacche che pascolano (ma proprio qui, in questo tratto, oggi ??), la velocità al limite del ribaltamento (sotto i 5 km/h), ma ormai il peggio è passato, riesco a sedermi sulla sella e a riprendere con buon ritmo.
Supero una coppia di ciclisti, saluto, si accodano alla mia ruota. Piccola accelerazione ed il primo cede; comincia il tratto finale ed il più anziano non molla, così comincio a tagliare i tornanti prendendoli nella parte più ripida, lui non ci riesce e continua a fare il giro largo: ad ogni inversione di marcia guadagno metri, 5, 10, 15, non lo sento più, cerca di rifarsi sotto ma poi anche lui cede ed è costretto a fermarsi.
Ancora un chilometro sotto una pioggia finissima e anche questa volta la vetta è conquistata

venerdì 30 giugno 2006

Le Dolomiti (Contro-Maratona)

Si parte da Alleghe tra le miti temperature delle dolomiti, in una splendida giornata di sole, e con un piacevole e numeroso gruppetto. Qualche chilometro di riscaldamento e già si attacca il passo Fedaia; il suggestivo passaggio tra le rocce di Sottoguda già frazione il gruppo: Gianpaolo, Flavio e Vito hanno un altro passo, io procedo con Tom e Michele mentre Damiano e Graziano formano il gruppetto dei velocisti. Un leggero venticello e le gambe ancora fresche ci consentono di salire senza particolari difficoltà fino alla cima dove non si può restare indifferenti ad un ghiacciaio praticamente scomparso e ad un lago sotto livello di quasi 10 metri.
Veloce discesa a Canazei e subito su per il passo Pordoi, poco impegnativo a guardar le pendenze, faticoso quando la voglia di andar forte ti fa salire con qualche dente in meno sul pignone posteriore. Sul passo nuovamente tutti insieme per salutare Graziano e Damiano che abbandonano la compagnia, mentre per gli altri si scende ad Arabba per affrontare in successione passo Campolongo e passo Valaparola, con gli ultimi chilometri di quest'ultimo che, pur non particolarmente duri, mettono alla frusta le gambe anche dei più allenati: è d'obbligo un ristoro con birre e toast a riportare in alto la scorta di energie, tra racconti ed aneddoti che fanno venir voglia di fermarsi lassù tutto il pomeriggio.
Ci pensa Flavio a "riportarci all'ordine", così giù in picchiata verso Cortina, ed ennesima risalita verso il passo Giau; Gianpaolo e Flavio scollinano per primi, quindi Michele ed il sottoscritto che proprio in vetta vede accendersi la spia della riserva: per fortuna resto concentrato in discesa ed evito all'ultimo Michele che scivola nel primo ripido tornante rimediano fortunatamente solo alcune leggere abrasioni. Ultima breve salita per superare Colle S.Lucia e picchiata finale per ritornare alle auto parcheggiate in riva al lago, dove ci si saluta e già si cominciano a rivedere nella propria testa gli scorci, i paesi ed i paesaggi, le persone e le fatiche di questa splendida giornata dolomitica.

domenica 18 giugno 2006

Gran Fondo Campagnolo 2006

La più bella Grandfondo italiana regala solitamente caldo afoso o bufere autunnali: la mia quinta partecipazione ricade nella prima casistica; considerando che il caldo è esploso proprio il giorno della gara e che tutti gli allenamenti fatti finora si svolgevano con temperature miti è assai credibile l'affermazione "mai fatta tanta fatica in vita mia". Nella prima ora in pianura tutti pedalano regolari, un lungo serpentone di 3700 ciclisti in cui, caso assai raro, si ha la possibilità di scaldarsi adeguatamente evitando inutili strappi o trenate a 60 km/h; anche la prima salita verso Casteltesino viene affrontata con regolarità senza note particolari, discesa in Valsugana dove inizia il passo Manghen, 23 km in salita, croce e delizia di questa manifestazione. Da metà inizia il tratto più impegnativo (malga Calamento) e subito dopo il primo strappo sono costretto a fermarmi un paio di minuti per crampi, causati dalla disidratazione e dal gran caldo, nonostante le quattro borracce già esaurite fino ad ora. Gli ultimi 4 km sono un piccolo calvario, evito di fermarmi ancora, cercando di pedalare il più regolare possibile sopportando le fitte che mi prendono il quadricipite e l'interno coscia; il tempo finale di scalata resta discreto e nella lunga discesa cerco di fare più stretching possibile, ma come si riprende a pedalare i crampi mi complicano la vita nuovamente costringendomi a prendere altri 10 minuti di pausa nei pressi di una fontana. La salita del passo Rolle è tutta un brivido: se rallento si contraggono i polpacci, se accelero le cosce, se tiro un muscolo si blocca l'antagonista: dopo un'ora e mezza (un quarto d'ora oltre i miei tempi abituali) scollino ed inizio la discesa, dove ad ogni tornate, nel momento in cui smetto di pedalare, ancora crampi rendono tormentata anche questa fase di corsa.
Ultimo ostacolo di giornata il Croce d'Aune: come in un film mistico il cielo si vela, la temperatura scende finalmente sotto i 30 gradi e le gambe trovano nuove energie; la paura di bloccarmi nuovamente mi consiglia però di procedere con prudenza e nonostante ciò salgo con un buon tempo e senza fatiche particolari, anzi, con il senno di poi si poteva fare ancora meglio. In cima moglie, figlio ed un gruppo di amici mi acclamano come se avessi vinto una tappa al Giro, impossibile non fermarsi ber un brindisi con un buon bicchiere di vino rosso, quindi la discesa a Feltre dove, una volta tagliato il traguardo, mi scappa il "mai fatta tanta fatica in vita mia", augurio e speranza di non essere mai più costretto a pedalare per quattro ore con i crampi alle gambe.