domenica 1 luglio 2007

Sfida ai Giganti (Stelvio, Gavia, ... )

"Prego, io chiama per confermare sua riservazione..." mi dice la gentilissima signora titolare del B&B di Merano (320 metri sul livello del mare), così gentile da insistere per svegliarsi alle 5.30 e prepararmi un splendida e abbondante colazione. Alle 6 sono già in sella e poco dopo raggiungo Flavio con il quale in un paio d'ore raggiungiamo Prato dello Stelvio, pedalando in leggera salita tra alberi di mele attraversando piccoli paesi e tratti di ciclabile con lunghi tratti di sterrato che fortunatamente non ci creano spiacevoli intoppi. Breve sosta tecnica e via verso il gigante delle salite italine: i primi chilometri fino a Trafoi scorrono veloci, poi la strada impenna ed inizia il terribile count-down dei tornanti. Mentre Flavio allunga il passo in maniera lenta ma inesorabile preferisco tenermi al di sotto dei miei limiti per evitare di finire troppo presto la benzina, procedendo agile e regolare nello splendido zig-zag dei tronanti tra la roccia, e combattendo contro la carenza di ossigeno che comincia a farsi sentire raggiungo i 2758 metri del Passo dello Stelvio. Indosso una maglia asciutta e giù in picchiata verso Bormio (1197), superando con prudenza alcune gallerie buie e mal segnalate, facendo il pelo a strapiombi ed ammirando splendide vallate alpine. Riempite le borraccie si ricomincia a salire lungo i 26 km del passo Gavia (2618); la prima metà è piuttosto agevole, ma superata S.Caterina Valfurva si ricomincia a fare sul serio ed anche questa volta preferisco tenermi un certo margine lasciando Flavio che allunga il passo. Superati i 2000 metri un paio di rampe tagliano le gambe, si fatica a respirare a fondo mentre un forte e freddo vento contario rende ancora più faticoso lo scollinamento, senza considerare le pessime condizioni dell'asfalto, pieno di buche e di rattoppi malfatti. La discesa fino a Ponte di Legno (1238) è poco più che un sentiero ed obbliga a tenere molto alta la concentrazione: a fondo valle cerchiamo un posto per mangiare ma ci ritroviamo già in salita verso il passo del Tonale (1884) e ormai non ci resta che proseguire fin quasi in vetta prima di riempire lo stomaco con spaghetti al pomodoro ed una fetta di strudel. Gli ultimi chilometri fino allo scollinamento li facciamo con traquillità per evitare il blocco della digestione, quindi inizia una lunghissima discesa (più di 40 km) resa pesante da un forte vento contrario. Per fortuna Flavio ha ancora parecchie energie e mi metto alla sua ruota, anche se di aria ne prendo tanta ugualmente. Siamo a Cles (650) quando riprendiamo a salire in maniera irregolare fino a raggiungere Fondo (988) da dove iniza il passo Palade, facilissimo sulla carta, ma vista la giornata trascorsa anche il 4% di pendenza si fa sentire. A farla da padrone ora è il caldo, e le fontane sembra siano state tutte chiuse per allungare la nostra sofferenza. "Finalmente" anche Flavio comincia ed essere in riserva di energie e con rapporti agili ed alta frequenza di pedalata scolliniamo i 1518 metri del passo: da qui a Merano solo discesa ! Alla fine saranno 247 km per 5450 metri di dislivello, con 11 ore e 13 minuti trascorse in sella

domenica 17 giugno 2007

Gran Fondo Campagnolo 2007

Fin dalla partenza so che il mio livello di allenamento non è dei migliori, quindi fin dall'inizio l'obbietivo è di risparmiare il maggior numero di energie per portare a casa la pelle. Nei primi chilometri pianeggianti soliti scatti e controscatti, ma fortunatamente trovo un bel tedescone da 120 kg che procede regolare a 40 km/h incurante di tutto; peccato non avere avuto un ombrello per agganciarmi al suo telaio, probabilmente non se ne sarebbe nemmeno accorto. Siamo alla prima salita verso Casteltesino, la strada è intasata di ciclisti e non ha senso faticare con sorpassi e manovre azzardate, quindi procedo regolare, così come nella prima metà del passo Manghen: al momento sono appena il 1229° concorrente. Gli arcigni 5 km sopra al 10% di pendenza per raggiungere la vetta li supero brillantemente con un rapportino agile chiudendo il passo con un tempo alto ma decente, mangio un panino e giù in picchiata verso Cavalese. Qui trovo solo 4 ciclisti, preferisco quindi rallentare e mangiare ancora, e poco dopo mi accodo ad un gruppone di 30 atleti che mi scortano ad alta velocità fino ai piedi del Passo Rolle. Solitamente da qui in poi inizio a soffrire, ma oggi mi sento bene e procedo con un rapporto più duro del solito. Ogni ciclista avanti a me diventa un obbiettivo da raggiungere, e vista la fatica di chi mi sta intorno i sorpassi sono davvero numerosi. Meglio ancora sul Passo Croce d'Aune: quasi non sento la fatica mentre intorno ho solo atleti sfiniti, e questo mi stimola psicologicamente a tener duro e, per quanto possibile, ad accelerare ancora. Strappo di 3 km per raggiungere Pren e salita finale verso il centro storico di Feltre e finalmente la missione è compiuta, chiudendo con il nuovo personale di 8.45.00 intorno alla 650° posizione (nonostante il percorso allungato a 214 km con quasi 5000 metri di dislivello). E dopo il traguardo quasi mi hanno dovuto abbattere altrimenti continuavo a pedalare ancora

martedì 1 maggio 2007

Prada Alta (Punta Veleno)

Eccomi ad affrontare un'altra salita "monstre" che ancora manca al mio palmares: Prada Alta da Castello di Brenzone, sulla sponda orientale del lago di Garda. Avendone già esplorato i primi chilometri un paio di mesi fa parto subito cercando di mantenere la velocità il più bassa possibile, al limite del ribaltamento, cercando di sprecare il minimo delle energie; bastano però poche centinaia di metri e già il cardiofrequenzimetro comincia a segnare valori oltre il limite, anche se fiato e gambe ancora reggono bene.
Ogni tanto tra la fitta vegetazione si intravede il lago di garda, sempre più basso e distante dalla strada che intanto continua ad inerpicarsi senza pietà, con tremendi rettilinei in cui il tornante successivo sembra sempre lontanissimo. Ad ogni tornante si hanno 5 secondi in cui respirare e far riposare braccia e schiena, ma sono veramente troppo pochi ! A metà salita inizia la guerra tra le gambe che vogliono interrompere questo supplizio e la testa che non vule saperne di mollare; quindi un tornante a destra lancia la sfida al tratto più duro, un lungo rettilineo sotto i cavi dell'alta tensione che friggono nell'aria. Un crampo sulla coscia, un attimo di appannamento e finisco sul bordo strada, la ruota scivola sul brecciolino e sono costretto a fermarmi. Ormai il piede è a terra, la sfida persa, quindi riprendo fiato e provo a ripartire: solo al terzo tentativo ci riesco, in quanto le elevate pendenze non consentono di prendere sufficiente velocità per agganciare entrambi i piedi ai pedali. Riparto con energia e dopo 30 secondi suona il telefono; altra breve e sosta e via con rinnovato vigore, e anche se le pendenze sono sempre elevate in qualche tratto la strada spiana consentendo di recuperare quanto basta. Ormai sono in cima, un lungo tratto pianeggiante sul costone della montagna rilassa le gambe e la mente che spazia sul lago e sul burrone sottostanti.

giovedì 1 marzo 2007

Marzo pazzerello

La gente dorme ancora, il cielo addombrato è nella classica situazione di incertezza, da un momento all'altro potrebbe scatenarsi un temporale come aprirsi ad un caldo sole primaverile, la voglia di pedalare è tanta e così salto in sella e mi avvio speranzoso accompagnato da una finissima pioggia. La pianura finisce e mi addentro tra le verdi colline ricoperte di vitigni, tra cascine in pietra e cani che abbaiano al mio passaggio, ricordandomi paesaggi ed ambientazioni tipicamente irlandesi. Lo sforzo aumenta e mi scaldo velocemente, tolgo la mantellina e subito l'aria fredda si fa sentire sul mio corpo come un tuffo nell'acqua gelida di un laghetto di montagna; poi la deviazione a destra per la salita vera (Madean), con la statale che si allontana velocemente sotto di me.
La catena sferraglia (non si può dire "acciaiaglia") sui pignoni più grandi, la bicicletta trema nell'asfalto ruvido e rovinato, interrompendo i rumori del bosco: uccelli che cantano, fruscio di foglie e rami che si spezzano. Salgo velocemente quasi senza far fatica, mentre la pioggia aumenta di intensità rendendo la strada scivolosa; qualche segnale che i miei occhi fingono di non vedere e la mia mente di interpretare, un altro paio di chilometri, quindi un tornate a sinistra e la ruota affonda in 5 cm di poltiglia nevosa. I sali minerali più che dissetarmi mi congelano lo stomaco, mentre in questo momento sogno del vin brulè con polenta e formaggio alla piastra !
Inizia la discesa da affrontare con estrema prudenza, le mani insensibili trattengono a fatica le fredde leve dei freni, la ruota posteriore solleva spruzzi che si conficcano nelle gambe come aghi, gelidi spifferi si infilano nel collo mentre le tabelle stradali indicanti il chilometraggio oggi sembrano non passare mai. Il freddo si sopporta meglio terminata la discesa, riprendo a pedalare con vigore e velocemente ritorno alla macchina; ed ovviamente mentre mi cambio le nuvole si diradano ed un timido sole comincia a strizzarmi l'occhiolino

giovedì 1 febbraio 2007

La mia ... Tomba

Monte Tomba, versante da Pederobba, quasi 8 km di salita piuttosto dura, con un paio di rampe davvero impegnative, ed uno stato di forma già discreto. La salita procede regolare, con rapporti agili e buon ritmo di pedalata; 300 metri al 16%, mi alzo sui pedali e lancio lo sprint, sono quasi in cima, piccolo falsopiano poi la strada si impenna per gli ultimi 100 metri, mi alzo nuovamente in piedi e... la ruota posteriore scivola, si affloscia velocemente e mi trovo sul cerchione.
Ormai sono in cima, ma i minuti sono contati, devo fare in fretta perchè siamo già all'imbrunire. Smonto velocemente la ruota forata, apro la sacca degli attrezzi sotto la sella e mi viene in mente che la camera d'aria di scorta è rimasta in auto: recupero allora toppe e mastice e mi preparo a perdere qualche minuto in più del previsto, ma mentre svito il mastice mi rendo conto che ormai è completamente secco e quindi inutilizzabile.
La situazione è questa: si sta facendo buio, sono in cima ad un monte sperduto con la ruota posteriore forata e senza possibilità di essere riparata, per giunta ad 8 km dalla civiltà con una discesa decisamente impegnativa anche con la bicicletta in perfetto ordine. Che il monte Tomba mi debba accogliere per sempre tra le sue pendici ?
Non ho alternative, mi siedo sul tubo orizzontale cercando di tenere il peso sulla ruota davanti, e frenando solo con l'anteriore comincio a scendere con molta prudenza. Dopo un chilometro una baita con un'auto mi accende una speranza, subito sedata da un paio di cani che cominciano a correre lungo il viale d'accesso venendo verso di me. La fuga è scontata e riprendo così la mia agonia.
A metà percorso altra illuminazione quando vedo un bel furgone nei pressi di un agriturismo; entro e fortunatamente trovo un muratore che sta per tornare a casa e che gentilmente mi carica a bordo e mi riporta all'auto tutto infreddolito.
E curiosamente, tornato a casa, mi rendo conto che la ruota, nonostante il massacro subito, non ha nemmeno perso la centratura

domenica 31 dicembre 2006

statistiche 2006

Annata ampiamente negli standard (7.858 km e 92.229 metri di dislivello) nonostante gli impegni familiari siano stati intensi con l'arrivo del piccolo Diego; ero preparato ad una grande carestia delle due ruote, ma sono riuscito a ritagliarmi un discreto spazio, spesso a scapito del sonno. Numerose infatti le levatacce !

martedì 17 ottobre 2006

Frasi celebri

Mantenetevi folli e comportatevi da persone normali.
Paulo Cohelio