domenica 20 giugno 2004

Gran Fondo Campagnolo 2004

La pioggia ! Solitamente era sinonimo di un rapido ritorno a casa per la via più breve, mezz’ora sotto l’acqua già mi faceva girare le scatole. Ed invece ieri mi ha accompagnato per 5 ore: per fortuna adesso “tengo famiglia” e non ho osato sfidare la neve sui passi Manghen e Rolle, ripiegando sul percorso medio !
Già alla partenza qualche goccia di pioggia, ma nulla di fastidioso, diciamo una tipica pioggia irlandese che non invita nemmeno ad aprire l’ombrello. Nel corso della prima salita arriva il temporale: gli alberi del bosco proteggevano parecchio ma alla fine non cambiava nulla, anzi, visto che l’acqua formava dei torrentelli che venivano sollevati in aria dalle ruote dei ciclisti, il che equivale a dire… acqua sporca !! Scollinamento a 1500 metri e discesa fredda da tremare i denti. Per fortuna alla fine c'era il primo ristoro con bibite calde e un bel tendone al coperto.
La seconda salita (Le Ej, che dura, non me l’aspettavo proprio) è stata un poco più asciutta (nel senso che pioveva poco) ed anche in discesa la situazione era sopportabile.
Infine Croce d’Aune sotto un altro bell’ acquazzone : sembrava di vederlo il gigante con la barba che caccia di sotto secchiate e secchiate d’acqua. Per fortuna l’altitudine restava sempre contenuta sotto i mille (da pronunciarsi con voce dell’Ing. Cane) ed il freddo restava su livelli sopportabili.
Infine arrivo a Feltre con una lieta sorpresa: 400 metri di rampa finale per raggiungere il centro storico della città, ma tanta era la voglia di mettersi addosso dei vestiti asciutti che nemmeno la si è sentita quest’ ultima salita.
Classifica : 115 km, 5h 03min, 118° assoluto su 420

domenica 13 giugno 2004

Parigi - Roubaix 2004

Siamo al Venerdì pomeriggio, il camper è carico, ci aspettano più di 1000 km (io e Renzo partiamo da Treviso-Venezia) quindi ci mettiamo subito in viaggio. L’idea è di arrivare il più presto possibile per concederci una gita nella capitale francese, così ci diamo i turni alla guida mentre con i nostri accompagnatori (mia moglie e suo figlio) riviviamo due mesi di intensi allenamenti, di levatacce mattutine per pedalare sulle nostre bici d’epoca: si perché Renzo ha riesumato la sua storica Pinarello, mentre io ho avuto l’occasione di procurarmi una vecchia Benotto che scoprirò essere identica a quella vincitrice della Roubaix del 1978 (grazie a Francesco Moser).
Poche ore di sonno in un autogrill a Digione e per mezzogiorno del sabato siamo a Parigi: la visita alla città ci distrae dall’impegno del giorno dopo consentendoci di rilassarci, forse anche troppo, al punto che arriviamo a Cambronne, luogo di partenza, a mezzanotte passata.
Il sonno è agitato: nessuno di noi ha mai nemmeno visto il pavé se non in televisione, non sappiamo a quante forature potremmo andare incontro, che inconvenienti tecnici potremmo subire, e non da meno preoccupa un poco la distanza di 264 km.
La sveglia è fissata per le cinque: una pasta in bianco ed un caffè, la vestizione vissuta con calma e ritualità, controllando più volte di non dimenticare nulla, ritiriamo i numeri e siamo finalmente pronti: un brivido di emozione ci accompagna, complice anche il freddo. Sono le 6 in punto, il sole è già alto ma saranno nemmeno 10 gradi e c'è un leggero vento contrario; non sono certo le condizioni ideali ma partiamo entusiasti, tanto i primi 100 km sono tutti asfaltati e poi … è lunga ma è tutta pianura ! Ma chi lo ha detto ? La strada si rivelerà piatta solo negli ultimissimi chilometri, per il resto sono tutto colline: sali e scendi, accelera e frena, cambia di ritmo, in piedi sui pedali, etc.
Nonostante la partenza alla francese dopo poco siamo già diventati amici di quattro giganti tedeschi che menano a 35 km/h e dopo una ventina di chilometri si è già formato un bel gruppo di una trentina di unità. L'ideale per affrontare le prime ore contro un vento sempre più gelido e con il cielo che si fa sempre più minaccioso.
Il percorso è bel segnalato con delle frecce dipinte sull’asfalto e fino alla prima sosta si pedala affascinati dal paesaggio, tra campi di grano e colline verdi che si perdono fino all’orizzonte, chiacchierando con ciclisti di mezza Europa e cercando di tenere a freno le gambe per risparmiare quanta più energia possibile. La fatica è soprattutto psicologica, perché la tentazione di aggregarsi a qualche sporadico trenino che fila via veloce è tanta, ma conviene restarsene tranquilli e coperti come se fossimo ad una gita domenicale.
Dopo il primo controllo inizia il pavé, e l'impatto è decisamente duro! Tratti molto sconnessi, lunghi diverse migliaia di metri e a volte anche in pendenza: c'è gente che sorpassa da tutte le parti mentre le vibrazioni sul manubrio sembrano volertelo strappare dalle mani, tanto che in discesa non si riesce nemmeno a frenare. Tornati sull’asfalto si ha appena il tempo di riprendere contatto con la realtà che già inizia il tratto successivo. Gli occhi stralunati, le spalle e le gli avambracci che già si fanno sentire, il pavé è appena cominciato e non siamo ancora a metà percorso: la preoccupazione aumenta! C'è poi la paura che la bici possa non resistere a sollecitazioni del genere, mentre in realtà la scelta di una pesante ed affidabile bici in acciaio si rivelerà esatta.
Ripensando ai consigli di Ballerini apparsi su Cicloturismo ("non stringere il manubrio ma lasciarselo ballare tra le mani", "affrontare i pavé a tutta birra, aggredirli e non subirli, in maniera da galleggiare tra le pietre senza affondarci dentro", “restare sempre agili per non piantarsi") e con il passare dei vari settori la tecnica si affina: così chilometro dopo chilometro i timbri di controllo aumentano quasi senza rendersene contro, ed i tratti di pavé tanto temuti nelle prime fasi ormai non fanno più tanta paura.
Dopo 155 km finalmente nel mito: la foresta di Aremberg. Accompagnati anche da un timido sole che finalmente filtra tra le nuvole si entra come in trance: sembra quasi di fare un salto nel passato, di pedalare fuori dallo spazio e dal tempo, in un’altra dimensione. Difficile spiegarlo per bene, bisogna viverlo in prima persona per capire cosa significhi! Gli altissimi alberi ti avvolgono completamente, nascondendo la visuale se non per questa striscia di pietre disconnesse che si perde all’orizzonte su cui vedi rimbalzare qua e la ciclisti impazziti, costretti a seguire traiettorie convulse per evitare le buche più profonde. Usciti da questa “mistica” esperienza il paesaggio cambia leggermente: cominciano a vedersi piccoli paesi, le colline si fanno più pronunciate e la gente del posto si affaccia a bordo strada per incitare ed applaudire neanche fossimo in lotta per un mondiale.
Su qualche strappo dalle pendenze più insidiose la fatica inizia a farsi sentire, le gambe cominciano ad appesantirsi e la schiena comincia a dolere: i tratti di pavèè hanno fatto selezione, dividendo notevolmente i gruppi più grossi, ma ormai siamo diventati molto abili e nei tratti sconnessi lasciamo alle nostre spalle i compagni di viaggio per riagguantare i ciclisti che ci precedono: cominciamo infatti a trarre i benefici dell’essere riusciti a pedalare agili e sereni nelle prime ore della giornata. Non mi stupisco affatto di come i professionisti più abili riescano a guadagnare decine di secondi in pochi chilometri.
Nelle ultime due ore finalmente pianura vera, tanto che nei tratti asfaltati sembra quasi di essere in discesa, ed i tratti di pavé, pur tra i più duri e lunghi, a noi sembrano meravigliosi, immersi come sono tra campi di grano e barbabietole, a collegare piccoli agglomerati di case con i loro caratteristici tetti a punta. Insieme alla fatica cresce l’entusiasmo per il traguardo sempre più vicino; il pavé comincia ad essere numerato: 4, 3, 2, ormai è finita, restano solo i 200 metri finali, e la cosa quasi dispiace
Infine l’arrivo a Roubaix, l’adrenalina ti fa superare di slancio l’ultima salita, poi inizia il rettilineo finale che hai tanto sognato guardando i professionisti, quindi la svolta a destra e l’ingresso sul velodromo: emozioni fortissime, al punto che con la scusa di fare un poco di defaticamento mi faccio due o tre giri completi su questo asfalto ruvido dalle pendenze notevoli, screpolato e con la vernice sbiadita, vecchio e apparentemente abbandonato, ma forse anche per questo glorioso e prestigioso, degno del rispetto e della reverenza che si avrebbero davanti ad un grande campione del passato.
Sono da poco passate le 16, si mangia un boccone e si ritira la pietra ricordo raccontando alla moglie le sensazioni, gli aneddoti, le piccole avventure di questa memorabile giornata che vorremmo rivivere all’infinito; una doccia ed è già ora di ritornare a casa.
Disteso sul letto con le gambe che pulsano dalla fatica cerco di dormire qualche ora perché il mio turno di guida si avvicina e l’indomani bisogna essere in ufficio: è il triste ritorno alla realtà, ma da oggi quando sarò stufo del solito tran-tran quotidiano avrò un sogno in più da rivivere nella mia mente !

lunedì 1 marzo 2004















Benotto MC 3000
Anno 1979
Telaio in acciaio
Gruppo Campagnolo Super Record

Bicicletta utilizzata da Francesco Moser nelle Roubaix 1978 e 1979.

mercoledì 31 dicembre 2003

Statistiche 2003

8.983 chilometri percorsi per un totale di 88.907 metri di dislivello: un poco meno rispetto allo scorso anno ma più che sulla quantità è stato un anno dedicato alla qualità, alla scoperta di nuove salite e del divertimento in compagnia di amici delle due ruote.

domenica 15 giugno 2003

Gran Fondo Campagnolo 2003

Meno allenamento rispetto allo scorso anno ma decisamente più intenso. Molte più salite, giri molto più lunghi, anche se nel totale ho percorso un paio di migliaia di chilometri in meno.
Lo stimolo comunque mi viene soprattutto dagli amici che mi aspettano sul Croce d'Aune, guai a deluderli. Coincidenza vuole che per un'altra manifestazione la gara parte un'ora in ritardo, e un torneo di calcetto conclusosi la scorsa settimana mi massacra le gambe non consentendomi di migliorarmi rispetto allo scorso anno: il tutto vuol dire che la "banda" mi vede transitare con un'ora e mezza di ritardo. Ma quando passo è una liberazione, nono tanto per me o per loro, ma per i poveri commissari di gara, costretti a subire 30 persone che ad ogni ciclista si mettono ad urlare "è lui", "arriva", "correte a vedere" creando lo scompiglio generale.
Classifica : 208 km, 8h 48min, 549° assoluto su 1275

giovedì 15 maggio 2003

Giro a Marostica

Oggi c'è l'arrivo del Giro a Marostica, con un circuito finale che prevede di ripetere 3 volte la salita della Rosina. Quale occasione migliore per vedere il gruppo ? Parto da Montebelluna e mi inserisco subito nel percorso che vedrà protagonisti i prof tra un paio d'ore. Nel percorrere quei 30 km mi sento su un'altro pianeta: il vento che straordinariamente gira a mio favore, le parti di percorso che attraversano i paesi tutte transennate, la strada appena asfaltata. Per farla breve pedalo ad oltre 40 km/h e già questo basterebbe, ma con la gente ai bordi della strada che applaude sebbene sia uno sfigato qualsiasi provoca emozioni che mi fanno quasi staccare la pelle dalla carne !
E per tornare con i piedi a terra basta vedere i campioni del pedale percorrere a quella velocità in salita.

venerdì 25 aprile 2003

Rovigno

Come in un film degli anni settanta la gioia di una semplice pedalata in compagnia: dieci amici con delle bici a noleggio a percorrere i sentieri in mezzo al bosco, costeggiando spiagge, scogliere, panorami, orizzonti, isole, mare... Ed immancabile al ritorno la sosta al chiosco, sotto le frasche per riempirsi la pancia di affettati, formaggi e buon vino.
Recuperate delle vecchie e semi arrugginite mountain bike ci avviamo per un sentiero lungomare senza avere la minima idea di dove conduca, senza nessuna cartina, senza nessun obbiettivo da perseguire, solo con la curiosità di vedere dove ci porta, con la voglia di esplorare, di curiosare in un territorio non nostro. Ad ogni ansa della costa si aprono nuovi orizzonti, nuovi riflessi sul mare limpido come una piscina, luci e colori sulle rocce che affiorano dal mare. Si entra e si esce continuamente dalla boscaglia, superando radici di alberi secolari, tratti sconnessi e leggere pendenze, sempre in compagnia, aspettando chi si ferma per immortalare nella propria pellicola immagini che consentano, una volta riviste, di far riaffiorare alla memoria le gioie ed i sorrisi che ci stiamo regalando. Dopo un paio d’ore il triste ritorno alla realtà quando capitiamo in un villaggio turistico che chiude la boscaglia con i suoi campi da tennis e da calcetto, ma ormai è già ora di tornare indietro e di andare ad esplorare quella piccola costruzione leggermente discostata dal sentiero, è ora di andare a verificare di persona se gli aromi che abbiamo solo annusato saranno apprezzati anche dal nostro palato. Grazie anche al buon vino non ci rendiamo conto del trascorrere delle ore, del fatto che ormai sono le tre del sabato pomeriggio e che il noleggio chiudeva a mezzogiorno. Ma ormai il danno è fatto e la caccia telefonica al proprietario si conclude solo verso sera quando finalmente riusciamo a recuperare i nostri passaporti trattenuti in ostaggio