Mantenetevi folli e comportatevi da persone normali.
Paulo Cohelio
Sono in montagna, è ferragosto ma fa freddo e piove come fosse autunno, non pedalo da diversi giorni, la bici da corsa è a casa ma ho a disposizione la mountain bike anche se non la tocco ormai da mesi; non ho abbigliamento adatto e sono molto titubante. Mi cambio diverse volte e alla fine mi decido: pantaloncini, maglietta estiva e via, vada come vada. La pioggia quasi mi aspettasse aumenta la sua intensità quasi obbligandomi ad infilarmi nel bosco (via Nova da Fiera di Primiero per i più esigenti), dove comincio a pedalare con rapportino agile per non far scivolare la ruota sui sassi bagnati e scivolosi. La grosse gocce che filtrano tra gli alberi quasi evaporano a contrasto con il vapore caldo che si solleva dalle mie braccia, vampate di fumo mi escono da bocca e narici, piccoli rivoli d’acqua scendono da sotto il casco appannandomi gli occhiali.
Si parte da Alleghe tra le miti temperature delle dolomiti, in una splendida giornata di sole, e con un piacevole e numeroso gruppetto. Qualche chilometro di riscaldamento e già si attacca il passo Fedaia; il suggestivo passaggio tra le rocce di Sottoguda già frazione il gruppo: Gianpaolo, Flavio e Vito hanno un altro passo, io procedo con Tom e Michele mentre Damiano e Graziano formano il gruppetto dei velocisti. Un leggero venticello e le gambe ancora fresche ci consentono di salire senza particolari difficoltà fino alla cima dove non si può restare indifferenti ad un ghiacciaio praticamente scomparso e ad un lago sotto livello di quasi 10 metri.
La più bella Grandfondo italiana regala solitamente caldo afoso o bufere autunnali: la mia quinta partecipazione ricade nella prima casistica; considerando che il caldo è esploso proprio il giorno della gara e che tutti gli allenamenti fatti finora si svolgevano con temperature miti è assai credibile l'affermazione "mai fatta tanta fatica in vita mia". Nella prima ora in pianura tutti pedalano regolari, un lungo serpentone di 3700 ciclisti in cui, caso assai raro, si ha la possibilità di scaldarsi adeguatamente evitando inutili strappi o trenate a 60 km/h; anche la prima salita verso Casteltesino viene affrontata con regolarità senza note particolari, discesa in Valsugana dove inizia il passo Manghen, 23 km in salita, croce e delizia di questa manifestazione. Da metà inizia il tratto più impegnativo (malga Calamento) e subito dopo il primo strappo sono costretto a fermarmi un paio di minuti per crampi, causati dalla disidratazione e dal gran caldo, nonostante le quattro borracce già esaurite fino ad ora. Gli ultimi 4 km sono un piccolo calvario, evito di fermarmi ancora, cercando di pedalare il più regolare possibile sopportando le fitte che mi prendono il quadricipite e l'interno coscia; il tempo finale di scalata resta discreto e nella lunga discesa cerco di fare più stretching possibile, ma come si riprende a pedalare i crampi mi complicano la vita nuovamente costringendomi a prendere altri 10 minuti di pausa nei pressi di una fontana. La salita del passo Rolle è tutta un brivido: se rallento si contraggono i polpacci, se accelero le cosce, se tiro un muscolo si blocca l'antagonista: dopo un'ora e mezza (un quarto d'ora oltre i miei tempi abituali) scollino ed inizio la discesa, dove ad ogni tornate, nel momento in cui smetto di pedalare, ancora crampi rendono tormentata anche questa fase di corsa.
Già dalla spiaggia la vista verso il Monte Perone non poteva che attirarmi come una calamita, così dopo un paio di giorni di relax mi accingo a scalarne le pendici tenendo a memoria la sequenza delle località per evitare il rischio di perdermi. La prima parte della salita è molto dolce, e consente di ammirare da quote sempre più elevate il golfo di Marina di Campo e quello di Procchio, dalla parte opposta dell'isola. Dopo 4 chilometri la musica cambia decisamente: le pendenze diventano superiori al 10% e lo sforzo per portare verso la cima la mia storica Benotto decisamente impegnativo, visti i rapporti tutt'altro che agili di fine anni 70 (39x23). Il cuore in gola, le gambe che gridano vendetta, il manubrio che scricchiola paurosamente, pedalata dopo pedalata, metro dopo metro... quando il cambio si allenta e la catena comincia a scendere verso i rapporti più duri: indomito insisto ancora diverse centinaia di metri, ma ad un certo punto è proprio impossibile proseguire e sono costretto a ridiscendere, fermandomi da un benzinaio per serrare il dado che si era allentato.
Il percorso prevede la risalita della Valsugana in gruppo compatto da Bassano a Cismon del Grappa, da qui inizia la competizione vera e propria con lo stappo di Incino (un paio di chilometri piuttosto ripidi), la breve discesa ad Arsiè, una decina di chilometri in falsopiano per raggiungere Primolano e da qui la salita finale verso Enego.