
Da Bovec si risale la valle dell’Isonzo, non senza restare incantati dal colore e dalla limpidezza dell’acqua, fino ad arrivare Trenta, dove inizia la salita del passo Vrsic: lo scollinamento è a 1400 metri, ma sembra un nostro 2000 ! Rocce e tornanti, pendenze appena sotto al 10%, caldo e fatica che comincia a farsi sentire; molto suggestivi (e fastidiosi), i tornanti in porfido che ci portano a Kranjska Gora, e, viste le dimensioni, viene da chiedersi dove possano alloggiare gli atleti che partecipano alle gare di Slalom.
Una ventina di chilometri in territorio italiano per superare il passo Predil, nei quali mangio tutto quello che ho in tasca e cerco di recuperare energie, quindi si torna in Slovenia per il clou della giornata, il Mangart: salita impegnativa di 11 km, tra pareti rocciose, ponti di pietra, strapiombi e paesaggi lunari. Anche qui la vetta è poco oltre i 2000, ma sembra di essere sullo Stelvio o sul Gavia.
Sono in riserva di energie, e a fatica passo l’ultimo strappo di Sella Nevea, supero David che sta mangiando qualcosa e mi fermo 100 metri dopo a riempire le borracce in una fontana. Una mi cade sul fondo, la recupero e convinto di aver perso troppo tempo di non essere stato visto mi giro a sinistra e mi lancio in discesa a tutta per cercare di raggiungere il compagno di avventura, che in realtà era alla mia destra alla fontana: la fatica gioca brutti scherzi.
30 chilometri di discesa ci riportano all’auto, dopo 177 km e più di 4000 metri di dislivello.